Dopo la scoperta di una misteriosa buca nella vasta foresta che confina con la sua nuova casa ai margini di una piccola cittadina rurale, Sarah deve lottare per scoprire a cosa si devono i cambiamenti inquietanti che si manifestano improvvisamente nel figlio Chris

È ciò che accade in Hole – L’Abisso di Lee Cronin, che si aggiunge al filone di film caratterizzati da ambientazione boschiva e da atmosfere creepy. Andiamo a riscoprirne qualcuno.  

 

Foreste dei suicidi (e non solo)

Guardando alla filmografia più recente, balza agli occhi Jukai – La Foresta dei Suicidi di Jason Zada, il cui titolo fa riferimento a quella che, chiamata anche Aokigahara, non solo si erge maestosa ai piedi del Monte Fuji in Giappone, ma sembra essere uno dei posti preferiti dagli spiriti malvagi.

Mentre, se madre e figlia si perdono in un bosco per finire inseguite da una mostruosa creatura in The Monster (2016) di Bryan Bertino, un gruppo di giovani si trova ad avere a che fare con spettrali individui incappucciati in Shrooms – Trip Senza Ritorno (2007) di Paddy Breathnach.

Altro titolo degno di nota ma meno recente è sicuramente The Blair Witch Project – Il massacro della strega di Blair (1999), dove quattro studenti di giornalismo interessati ad iniziare un’inchiesta in occasione del cinquantesimo anniversario dei delitti cadono vittime a loro volta di dinamiche non troppo distanti da quella di un qualsiasi Venerdì 13.

Da Jason Voorhees a Victor Crowley

Del resto, se parliamo di boschi degli orrori è impossibile non pensare al Camp Crystal Lake, al centro della serie già citata Venerdì 13 iniziata nel 1980 da Sean S. Cunningham e destinata ad introdurre dal secondo capitolo la figura del possente e immortale Jason Voorhees, il cui passatempo preferito è squartare e fare a pezzi spensierati campeggiatori in vacanza.

Questa pietra miliare del genere horror ha reso definitive le regole del filone slasher, generando inevitabilmente innumerevoli imitazioni: dall’italiano Camping del Terrore (1986) del maestro Ruggero Deodato a lavori meno conosciuti quali Sleepaway Camp (1983) di Robert Hiltzik, Danza di morte (1987) di Paul Hunt e Bloody Murder (2000) di Ralph E. Portillo, in cui il serial killer protagonista indossa una maschera da hockey proprio come il caro vecchio Jason.

Senza contare l’altamente sanguinolento Hatchet (2006) di Adam Green nel quale è il Kane Hodder che, non a caso, ha vestito per quattro volte i panni dell’invulnerabile Voorhees, ad incarnare il mostruoso Victor Crowley, dalle medesime violente abitudini.

Alberi, case e piccole prede

La Settima arte ne ha sfornati molti altri di folli abituati a smembrare chiunque passeggi tranquillamente tra gli alberi. Si ricordano la mostruosa combriccola della saga Wrong Turn, il cui primo capitolo è stato realizzato nel 2003 da Rob Schmidt e il suo evidente derivato sloveno Idila (2015), a firma di Tomaz Gorkic.

Percorrendo sentieri più noti al grande pubblico, sembra doveroso citare due grandi classici in cui le atmosfere dark dei boschi sono decisamente centrali: il primo è quello in cui si aggira il decapitato cavaliere taglia-teste de Il Mistero di Sleepy Hollow (1999) di Tim Burton, mentre il secondo riguarda sperduto cottage de La Casa (1982) di Sam Raimi, destinato a diventare lo spazio in cui si scatenano le forze del male tramite la lettura del Necronomicon, libro dei morti.

Quest’ultimo può essere considerato come un grande vero classico dello splatter, oltretutto omaggiato da Drew Goddard nel suo Quella Casa nel Bosco (2011) che prende avvio sembrandone quasi un remake, per poi toccare un po’ tutti i miti dell’horror cinematografico mondiale, sui quale offre un’interessante riflessione.

Quindi, non dimenticate d’immergervi anche nelle atmosfere creepy di Hole – L’Abisso, al cinema! La natura incontaminata dei boschi potrebbe non avervi mai fatto così tanta paura!