La formula è semplice: visitatori inaspettati in arrivo, e la casa che si trasforma in una trappola mortale. Il risultato? Un filone ricchissimo, di cui rappresenterebbe un’impresa titanica ripercorrere l’intera storia.

Senza scomodare le “visite a sorpresa” dei Drughi di Stanley Kubrick in Arancia Meccanica (rigorosamente sulle note di Singin’ in the rain),  vediamo i corsi e ricorsi di questo genere “domestico”,

Corsi e ricorsi dell’home invasion

Se infatti nel XXI secolo ha ricominciato a destare una certa attenzione grazie al The strangers (2008) di Bryan Bertino – con Liv Tyler e Scott Speedman assediati in casa da tre misteriosi individui mascherati – l’home invasion non manca certo di illustri precursori che vanno – senza tornare troppo indietro nel tempo – da Cane di paglia (1971) di Sam Peckinpah a Quando chiama uno sconosciuto (1979) di Fred Walton.

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Dustin Hoffmann in Cane di Paglia

Nel primo vediamo Dustin Hoffman destinato a trasformarsi in vera e propria belva quando un gruppo di energumeni abusano della moglie e penetrano aggressivamente nella sua abitazione, il secondo racconta invece di una baby sitter perseguitata da un pericoloso maniaco, e ha avuto un remakesia in  Chiamata da uno sconosciuto (2006) di Simon West che della continuazione televisiva Lo sconosciuto alla porta (1993), a firma dello stesso Walton.

Quest’ultimo da non confondere con Uno sconosciuto alla porta (1990) di John Schlesinger, nel quale la coppia formata da Melanie Griffith e Matthew Modine si trovava ad avere a che fare con uno psicopatico vicino di casa dalle fattezze del Michael Keaton;  che ha poi provveduto anche a tormentare anche Michelle Monaghan in Sola nel buio (2013) di Joseph Ruben.

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Melanie Griffith in Uno sconosciuto alla porta

Non ti senti osservata?

Del resto, non pochi cineasti si sono cimentati in storie riguardanti donne spiate e molestate tra quattro mura da tipi piuttosto problematici: dal John Carpenter di Procedura ossessiva (1978) – anche conosciuto come Pericolo in agguato e concepito per il piccolo schermo – al David M. Rosenthal di The perfect guy (2015), passando per il Sam Miller di Ossessione omicida (2014).

E che dire dei due evasi dal carcere che decidevano di vendicarsi di coloro che li condannarono per stupro e omicidio in Curfew – Ora di sangue (1989) di Gary Winick e dei superstiti della setta proto-Charles Manson di Quella notte in casa Coogan (1971) di Lee Madden, circolato anche con il titolo Mezzanotte di morte?

Una scena di Funny Games

Sempre più famosi, sempre più spaventosi

Tra gli esempi più famosi del sottogenere rientrano sicuramente Funny games (1997) di Michael Haneke e la sua rivisitazione curata dallo stesso dieci anni più tardi, ma non possiamo certo fare a meno di citare La notte del giudizio (2013) di James DeMonaco e Regali da uno sconosciuto – The Gift (2015) di Joel Edgerton, in parte debitore nei confronti dello spagnolo Bed time (2011) di Jaume Balagueró.

Come non possiamo fare a meno di citare neppure il sanguinolento francese À l’intérieur (2007) di Alexandre Bustillo e Julien Maury, con donna al nono mese di gravidanza cui spetta una terrificante vigilia di Natale casalinga, e il serratissimo Un minuto a mezzanotte (1989) di René Manzor, nel quale un Babbo Natale impostore penetra nell’immenso castello di un genietto dei computer pronto ad affrontarlo.

À l’intérieur horror

Una scena de À l’intérieur

Maniaci mascherati e assedi, infine, sono anche al centro di You’re next (2011) di Adam Wingard, Kristy (2014) di Oliver Blackburn, Surrounded (2014) di Laura Girolami e Federico Patrizi e Hush – Il terrore del silenzio (2016) di Mike Flanagan… per poi concludere questa carrellata con Everly (2014) di Joe Lynch e Stash house (2012) di Eduardo Rodriguez.

Insomma, l’elenco è lungo e sempre in divenire, ma il messaggio è chiaro: a volte, quando suona il campanello, sarebbe proprio meglio non aprire quella dannata porta.