Dopo le case infestate, vi raccontiamo i luoghi più spaventosi d’Italia: 10 set ideali per il film horror più inquietante che possiate immaginare.

Incubo sulla città fantasma

In America rappresentano una delle attrazioni turistiche più note, ma anche l’Italia pullula di inquietanti ghost-town. Da nord a sud, passando per le isole, ogni regione custodisce città fantasma antichissime, piene di storia e spaventose leggende.

Dai paesi sommersi come Fabbriche di Careggine (Lucca) o la cima del vecchio campanile di Curon che ancora oggi emerge dal Lago di Resia in Alto Adige, passando per la fatiscente Consonno (Lecco), sogno infranto di creare una “Las Vegas italiana”, fino alla celebre Craco in Basilicata, avete solo l’imbarazzo della scelta per un vero tour dell’orrore lungo tutta la Penisola.

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Consonno (Lecco). Secondo un ambizioso progetto, sarebbe dovuta diventare la Las Vegas italiana. Ma una frana nel 1976 la rese una città fantasma

Poveglia, l’isola maledetta

Nella laguna veneziana sorge un’isola maledetta: è Poveglia, secondo alcune fonti luogo di sepoltura dell’artista Giorgione. Dopo un periodo di prosperità nel 1300, l’isola venne sgombrata per ragioni militari e in seguito adibita a lazzaretto per l’epidemia di peste.

Pur essendo praticamente inaccessibile, il tempo non ha cancellato la cattiva fama di questo lembo di terra: un suolo maledetto, ancora oggi teatro di avvistamenti paranormali.

Chi giace nel manicomio abbandonato?

Gli ospedali psichiatrici, si sa, sono l’ambientazione ideale per un film horror. E l’Italia è piena di ex manicomi abbandonati: come quello di Mombello, in provincia di Monza e Brianza, un tempo tra i più grandi del Paese, oggi lasciato all’incuria.

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L’ex manicomio di Mombello di Limbiate, in provincia di Monza e Brianza.

Non meno inquietante l’ex manicomio pediatrico di Aguscello (Ferrara), dove c’è chi giura di aver udito il pianto incessante dei bambini che vi alloggiarono in passato, o quello di Colorno (Parma), reso ancor più sinistro dalle opere dello street artist Herbert Baglione.

La maschera del demonio

I film dell’orrore ci hanno insegnato quanto possa essere pericoloso il bosco. Quando poi, in mezzo alla folta vegetazione, si nasconde un volto dalle sembianze demoniache, il termometro della paura sale vertiginosamente: succede nei boschi di Rezzato, nei pressi di Brescia, dove si trova un bassorilievo scolpito nella roccia.

La scultura rappresenta un viso antropomorfo e al tempo stesso luciferino, forse raffigurante un uomo che proprio in quei boschi perse la vita anni addietro o, secondo la leggenda popolare, il diavolo in persona.

Il ponte del diavolo

Una mirabile opera di ingegneria medievale: è il ponte della Maddalena di Borgo a Mozzano (Lucca), meglio noto come “il ponte del diavolo”.

Leggenda vuole che il capomastro incaricato di realizzarlo si accorse che non sarebbe mai riuscito a finirlo nei tempi previsti. Fu allora che il diavolo gli propose uno scambio: il maligno avrebbe subito terminato il ponte, ma in cambio avrebbe preso l’anima della prima persona che lo avrebbe attraversato.

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Il ponte della Maddalena, meglio noto come ponte del diavolo, a Borgo a Mozzano (Lucca)

L’uomo accettò l’accordo ma, divorato dai rimorsi, decise di porre rimedio: rispettare il patto diabolico, facendo però attraversare il ponte ad un maiale (secondo altre versioni, un cane). L’inganno riuscì e il maligno si gettò dal ponte nel fiume Serchio.

La porta dell’Inferno

Sorge in Toscana la famosa Valle del diavolo; un luogo misterioso, fatto di soffioni boraciferi e geyser, talmente affascinante da aver ispirato l’inferno dantesco.

Comprensiva di varie frazioni toscane, la valle deve il suo nome alla presenza di numerosi soffioni boraciferi, emissioni violente di vapore acqueo ad alta pressione e temperatura che fuoriescono da spaccature presenti nel suolo. Uno spettacolo di tetra bellezza, a cui il sommo Poeta si ispirò per descrivere l’inferno nella Divina Commedia.

Il Cristo degli abissi

Sul fondale della baia di San Fruttuoso, tra Camogli e Portofino, si trova una statua bronzea posta nel 1954 a oltre 15 metri di profondità.

È il Cristo degli abissi, realizzato per volontà di Duilio Marcante, noto sub italiano, in ricordo dell’amico Dario Gonzatti, deceduto durante un’immersione. Con i suoi 2,50 metri di altezza, l’opera bronzea rappresenta uno degli spettacoli marini più inquietanti che si possano trovare nelle acque italiane.

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Il Cristo degli abissi, statua bronzea posta nel 1954 sul fondale della baia di San Fruttuoso, tra Camogli e Portofino.

Danza macabra nelle catacombe

Teschi e scheletri ballano nei sepolcri italiani, ricordandoci la fugacità della vita terrena. Dalla Cripta dei Cappuccini a via Veneto di Roma, decorata con le antiche ossa di circa 4.000 frati, fino alle Catacombe palermitane nel quartiere Cuba, che conservano circa 8.000 salme, passando per quelle di Napoli, mummie e scheletri ornano questi luoghi dove i vivi incontrano i morti. Perché, come si legge nelle cripta romana, «Quello che voi siete noi eravamo; quello che noi siamo voi sarete».

Il parco dei Mostri

A Bomarzo, in provincia di Viterbo, sorge il celebre parco dei mostri. Un bosco sacro, abitato da gigantesche sculture in roccia magmatica e, forse, anche dal fantasma del suo ideatore, il principe Vicino Orsini (1523-1585).

Realizzato nel 1552, il parco è un vero gioiello del manierismo italiano, costellato di spettacolari e inquietanti opere in peperino: draghi, elefanti, divinità antiche e la famosa casa pendente sono solo alcune delle sculture presenti al suo interno. E che, si dice, di notte prendano vita…

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Il drago, uno dei mostri in roccia magmatica che abitano il parco di Bomarzo (Viterbo).

La Sfinge della Gallura

Scoperto di recente, questo spettacolare monolite si trova nella storica regione sarda: una formazione rocciosa che nei tratti ricorda una sfinge egizia.

Alta più di 10 metri, la Sfinge della Gallura ha un aspetto inquietante e bellissimo: secondo una leggenda del luogo, il suo sguardo magnetico sarebbe quello di “zio Maltinu”. Questi, nei primi del ‘900, abitava su quelle montagne al’interno di un tafone, una conformazione rocciosa scavata dal vento, vivendo di caccia e pastorizia.

Un giorno l’uomo scomparve, e venne ritrovato senza vita proprio ai piedi della Sfinge: da allora si pensa che il monolite custodisca lo spirito di zio Maltinu, che contempla ancora la sua amata montagna.

Questo il nostro tour del brivido attraverso i luoghi più spaventosi d’Italia. Quali ci siamo dimenticati?