La zona d’ombra

Il nome di Romero fa subito venire in mente un famelico non-morto che cerca di cibarsi del tuo cervello. Ma ridurlo a creatore di zombi sarebbe fare un torto alla storia della settima arte.

Figlio di immigrati cubani e lituani, cresciuto in quel lembo di terra rinnegato calle spalle di Manhattan meglio noto come Bronx, Romero è stato un uomo di confine, d’ombra. Proprio come le sue creature.

È grazie a La Notte dei Morti Viventi (1968) se ancora oggi gli zombie infestano il grande e piccolo schermo. Gran parte della New Hollywood si è abbeverata, nel corso dei decenni, alla sua inesauribile fonte creativa: registi come Argento, Carpenter, Cronenberg, Landis, Scorsese, Hooper, Tarantino e Rob Zombie hanno evidenti debiti con questo film.

I can’t believe George Romero has died. All the zombies owe him everything! He was the master. #ripgeorgeromero #dawnofthedead #nightofthedead

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Una narrazione che Romero continuerà a usare, costantemente e senza compromessi, finendo spesso emarginato dalle grandi case di produzione e dallo star system, ma non dai suoi colleghi, che all’indomani della sua scomparsa lo ricordano con stima e affetto.

L’ESORDIO

Dopo gli studi alla Carnagie Mellon di Pittsburgh, inizia a lavorare con il mondo della televisione e del cinema. Insieme a un gruppo di amici fonda la casa di produzione Image Ten, dove si occupa perlopiù di cortometraggi e piccole produzioni pubblicitarie, come Mister Rogers’ Neighborhood, programma televisivo per bambini dove Fred Rogers mostrava esperimenti di varia natura.

Nell’episodio realizzato da Romero il protagonista si sottopone a un intervento alle tonsille, confermando già la sua inclinazione verso il genere splatter.

Horror Is Dead, I’m a Zombie

Nel 1968 Romero e John Russo iniziarono a scrivere il film che avrebbe cambiato per sempre il genere horror: “La Notte dei morti viventi” che, partendo dal classico zombi haitiano, trasforma la figura dello zombi in metafora sociale.

La Image Ten si prodiga nella ricerca di fondi e con 10mila dollari iniziano la produzione del film. L’opera divenne presto un successo mondiale, tanto da essere definito “il film horror di maggior profitto prodotto al di fuori di una major”. In Italia arrivò soltanto due anni dopo, incassando l’esorbitante cifra di 2 miliardi di lire.

NON SOLO ZOMBIE

Romero ha lavorato in tutta la sua carriera cinematografica con il concetto di orrore, declinato in tutte le sue forme. Anche i film “There’s always Vanilla” del 1971 e “Knightriders – I cavalieri del 1981″, sebbene lontani dall’horror classico, raccontano rispettivamente le atrocità della guerra e i mali di una società indifferente che emargina chi è diverso.

Nella sua carriera ha realizzato sedici pellicole, di cui solo sei ascrivibili al filone zombi: memorabili i titoli come “La città verrà distrutta all’alba”, “Wampyr” (a detta di Romero il suo film preferito) e l’ottimo adattamento del romanzo di Stephen King “La metà oscura”.

Una sconfinata eredità

Grazie a La notte dei morti viventi e Zombi, Romero sarà ricordato per sempre come il creatore del mito moderno dei non morti. Il regista lascia però un’eredità ben più ampia, dimostrando che il cinema è questione di talento, passione e fantasia. Perché, proprio come le sue creature, anche i grandi film non muoiono mai.

Questi, dunque, gli ingredienti della ricetta romeriana: un’onda lunga di coscienza sociale, ironia e violenza esplicita. Perché, come ha ricordato lui stesso: “Ho sempre simpatizzato per gli zombie, hanno un che di rivoluzionario. Rappresentano il popolo senza idee autonome che a un certo punto, stanco dei soprusi, si ribella. Eravamo noi nel ‘68. E ora siamo morti. Cioè, i nostri ideali sono morti: io sono uno zombie”.

 

#StayScared